martedì 10 giugno 2008
lunedì 9 giugno 2008
Il mio amico
Il mio amico cinquantenne
all'anagrafe s'intende
sempre molto sorridente
a tratti un pò pungente
forse troppo divertente
il suo essere brillante
e per nulla invadente
è un tipo interessante.
Mai rigido ma coerente
semlice e trasparente.
Il mio amico cinquantenne
generoso e spassante
lo trovo stupefacente!
venerdì 6 giugno 2008
Panta rei
Come i cari paesaggi mutati dal tempo, così l'immagine mia riflessa, scalfita e segnata dai giorni che si sono inseguiti fin qui.Le vecchie certezze, i pensieri e le idee, si sono vestite di nuovo più volte, accompagnandomi in questo viaggio.
Da qui vedo qualcuno che conosco molto bene, ma egli non conosce affatto me.
Malinconicamente

Sento che mi stai sfuggendo di mano, mentre i giorni gemelli si consumano nel limbo delle abitudini stanche, quando il caos regna la fuori ma anche qui dentro.
Vividi ricordi d'improvviso, come luce abbagliante che squarcia per un attimo le tenebre.
Momenti d'un passato vissuto rincorrendo lucciole nel buio, come a sfidare l'azzurro con ali di cera.
Perdersi negl'occhi di qualcuno, in una timida speranza, in un fragile sogno, o nello spettacolo d'un cielo infinitamente stellato.
Oggi non mi vedi più perso, mi rendi disperso.
lunedì 19 maggio 2008
La giungla metropolitana

Personalmente odio i mezzi pubblici, soprattutto l'essere influenzato da orari fissi e da tutta quella gente attorno, con i propri odori e le proprie espressioni linguistiche e comportamentali.
L'auto è la mia libertà, che troppo spesso viene violata e violentata dagli idioti motorizzati.
La categoria dei due ruote : s'infilano ovunque, con manovre repentine, quasi come fossero in una pista ad ostacoli..poi se si schiantano, l'indomani si legge sul giornale :"...tragedia, motociclista di tot anni lascia tot parenti..." e sti cazzi! Gli sta bene!
Per non parlare delle donne che, avendo paura di guidare, intralciano il traffico con la loro lentezza e la loro "prudenza".
Passiamo ora agli anziani...una via crucis interminabile.
La categoria dei furbi è quella che più odio. Ti sorpassano a destra, sulle preferenziali, s'infilano d'improvviso nel tuo spazio chiamato "distanza di sicurezza".
Non so se si è notato ma ciò mi rende molto nervoso.
Ho un metodo per resistere a quaste battaglie quotidiane : vado per la mia strada seguendo le norme, se poi qualcuno viene a collidere con me perchè si vuole prendere la precedenza che non ha, oppure comunque è in torto, che poi non si lamenti. Non mi fermo! E se mi gira ti schiaccio pure, idiota!
Il solito senso civico che non esiste nel nostro paese, che rende difficoltoso anche lo spostamento motorizzato.
giovedì 1 maggio 2008
Vent'anni

Il risveglio era traumatico, dover uscire dal tepore del mio lettino era l'ultima cosa che avrei voluto. Dopo avermi buttato barbaramente giù dal letto, i miei, mi preparavano l'abbondante colazione e mi spedivano a scuola. Il percorso era breve, circa 300 metri da casa. Come sempre mi fermavo al bar e prendevo la mia adorata pizzetta tonda, poi via in classe, nuovamente a stressare le maestre con le mie scenette e battutine a sfondo sessuale.
Finalmente alle 16 del pomeriggio uscivo dal carcere (scuola), correvo a casa per depositare quell'ingombrante zainetto strapieno, soprattutto di giochi. Ecco, ero libero, con i miei soldini in tasca ed i miei amichetti, mi dirigevo al barettino e li iniziava la via crucis delle merendine e dei video giochi.
Successivamente ci si trasefriva ai giardinetti pubblici con la palla e giù gran partitine di calcio.
Stremato dalla giornata tornavo nuovamente a casa, era l'ora di cena! Una bella doccia, una bella rimpinzata e nuovamente uscivo. Era bello sentire l'odore inebriante di certe serate primaverili, vedere che tutto era bello, la gente, il mondo in generale. Scorrazzavo con i miei amici per quel piccolo paese della provincia di Roma, di 20.000 abitanti allora. A piedi o in bici il paese era nostro, per tutta la notte, che allora terminava per me alle 22:30.
Tutto semplice, come le gare delle macchinine in miniatura che sfrecciavano, spinte dalle nostre manine, in improbabili piste disegnate a terra con un sasso. Oppure il nascondino, fra le auto, sui tetti, ovunque. I sogni c'erano, l'allegria ed il senso di potere anche. Tutto era possibile, la vita era una cosa stupenda, frizzante e piena di cose da fare e scoprire. Potevo uscire solo sempre, senza paure. Ora qei giardinetti pubblici sono recintati e la sera vengono chiusi. I fiumi d'auto impediscono fisicamente il gioco in strada. Non vedo più ragazzini in giro, non m'inebria più l'odor serale delle stagioni. Sembra ieri, vent'anni fa.
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